Il potere monarchico a Sumer

 Nel lungo percorso della civiltà sumera, individuiamo due fasi. La fase Pre-Dinastica e la Fase Regia, o Dinastica: nella prima, il potere sulle comunità urbane era esercitato dai sacerdoti che, unitamente ad un concilio di anziani, amministrava l'urbe. Questo sistema diarchico, collegiale, andò avanti dagli albori della civiltà sumera fino al 2900 a.C. circa, quando il potere nelle città fu assunto da figure dispotiche di carattere militare, che riuscirono a ottenere l'appoggio del clero e della classe dirigente, facendosi incoronare re. 

Nella titolatura dei sovrani sumeri troviamo due titoli: Ensi, che si traduce con "sommo sacerdote" e Lugal, che significa letteralmente "uomo glorioso", "capo militare", infine "sovrano". Secondo alcuni studiosi, all'inizio il carattere del re era più legato al tempio e alla sua burocrazia che non all'esercito, e i due titoli testimoniano un inesorabile allontanamento dall'esercizio pacifico del potere per preferire poi una dinastia basata sull'effettivo controllo di un'armata professionista e organizzata, capace di imporsi sul tessuto urbano e di controllarne gli abitanti. 


Tavoletta con il sovrano Ur-Nammu (2112–2095 a.C.) seduto sul trono


il Re era quindi il garante dell'unità del popolo e del tempio, dell'esercito e della burocrazia. Non possiamo considerarlo un re assoluto nel senso europeo del termine, quanto più un autocrate che si vedeva legittimato dal potere divino. I regalia dei Re Sumeri, anticipando quello che sarà il simbolo del potere monarchico in tutto il mondo antico e medievale, sono chiarissimi. Il Re ha sempre una corona o un diadema, e due spade, una da battaglia, in bronzo, e una in oro, cerimoniale, con la quale viene sepolto (vedasi il corredo delle tombe di Ur). I Re sumeri avevano poi una ascia da combattimento, altro accessorio che dimostra il suo ruolo di capo militare, e un carro finemente decorato, a scopo sia celebrativo - per le parate vittoriose - sia per l'impiego in guerra. 


Uno dei pugnali cerimoniali rinvenuto nelle tombe reali di Ur, adesso al British Museum di Londra. La daga è chiaramente cerimoniale, essendo d'oro. L'elsa è di lapislazzuli, decorata con perle dorate.

Anche le regine e le principesse avevano dei preziosi addobbi che dimostravano la loro appartenenza alla casta dominante. Le regine di Ur portavano vistose collane e orecchini, nonché delle fibbie per capelli e addirittura dei fili d'oro o pietre preziose che, combinate alle acconciature, rendevano la figura della regina molto vistosa. 


Statua di una regina della III Dinastia, dal tempio di Ishtar della città di Mari (2600 – 2340 BC).

Come si vede dall'esemplare statuario, la regina porta un kaunakes, un copricapo rivestito a balze con petali di foglie di lana, tipico berretto delle famiglie reali, sia per gli uomini che per le donne. Il berretto poteva o meno avere il velo di lana superiore, assomigliando assai al polos. Il polos era un cappello di feltro a forma di tiara, con un una fascia orizzontale a tenere fermo il tutto. Per le donne, si formavano anche due coppe ai lati degli orecchi, sotto le quali si potevano mettere i lunghi capelli. 


Il polos era portato sia dalle sacerdotesse che dalle dame di corte

Sotto, la regina in veste di sacerdotessa, mosaico rinvenuto nel tempio di Mari. 



Re e Regine sedevano su troni di pietra in sale del trono preparate per ospitare non solo il re, il suo entourage e gli ospiti, ma anche gli addetti, la servitù, le guardie e gli scribi. Ogni decisione del re veniva registrata sulle tavolette e riposta negli archivi e negli annali del regno. 


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